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Sci di fondo

Un pò di storia...

Ci sono diverse testimonianze sull'uso che si faceva un tempo degli sci, però non bastano per stabilire con precisione dove siano veramente nati.

Dal 1557 si iniziano ad avere notizie più dettagliate, grazie soprattutto all'opera in latino "Historia de gentibus Septentrionalibus" dell'arcivescovo di Uppsala, in cui vengono descritti gli sci come "zoccoli piani di legno, lunghi e rivolti all'insù in punta" ed in altre parti viene appena accennata la tecnica utilizzata per spostarsi. Proprio in quegli anni, esattamente nel 1520, si inserisce la leggendaria storia di Gustavo Vasa, il quale sdegnato dei propri concittadini svedesi, che non volevano ribellarsi al giogo dei danesi, percorse 90km, da Salen a Mora, prima di essere richiamato indietro per iniziare la guerra. In memoria del mitico Vasa nel 1922 nacque la Vasaloppet, che senza dubbio è la granfondo più dura ed ambita di tutte.

Da fonti attendibili si è a conoscenza che fin dal 1200 d.C. i lapponi, definiti "maestri nella tecnica di sciare e nell'arte di costruire gli sci", esportavano in Norvegia, oltre che gli sci, anche il modo di usarli.

In Italia risulta che il primo sciatore sia stato il parroco di Ravenna, Francesco Negri, il quale fece questa esperienza durante un viaggio in Lapponia attorno al 1660. Dopo il reverendo Negri, in Italia, non si ha più notizia di sciatori fino ad arrivare al 1886, anno in cui Edoardo Martinori Romano, dopo essere stato in Lapponia, ritorna a casa con un paio di sci. Dieci anni dopo, Paolo Kind da inizio all'attività sciatoria. Le prime gare di sci nordico, riservate a sciatori militari, si svolsero nel 1898.

A inizio secolo nascono i primi sci club, prima a Torino e poi a Milano e a Genova. Mentre nel 1920 venne fondata dal Conte Aldo Bonacossa la Federazione Italiana Sport Invernali (l'odierna FISI) che tuttora a sede a Milano.

Lo sci di fondo ebbe un gran sviluppo soprattutto durante la prima guerra mondiale, a causa della formazione di reparti di sciatori che furono addestrati da istruttori stranieri, di grande esperienza. Nel 1903 Victor Sohn e Bilgieri scoprono la sciolina che sostituì definitivamente le pelli di foca, utilizzate fin dalle origini degli sci. Quest'ultima, era composta principalmente da cera d'api ed oltre che far scorrere più facilmente gli sci, non permetteva di scivolare indietro.

 


L'evoluzione della tecnica

I primi sciatori compivano un movimento molto naturale per avanzare sulla neve, molto simile a quello usato oggi per il monopattino. Alla fine del 1800 con l'introduzione dei bastoncini, il passo fondamentale diventò l'alternato. L'alternato era l'unica tecnica presente prima del 1974.

Lo sci di fondo è cambiato molto poco fino al 1974, anno dei campionati del mondo di Falun in Svezia. In questa occasione c’è stato l’avvento dei primi sci costruiti con materiale sintetico al posto del legno, che permettevano una velocità maggiore. Due anni dopo a Seefeld, durante le olimpiadi del 1976, l’Adidas presentò la scarpa con l’attacco che superava di poco la larghezza dello sci. La conseguenza fu minor attrito e più velocità, maggior importanza pertanto nell’uso delle braccia. Contemporaneamente miglioravano i mezzi battipista che diventavano sempre più perfezionati. Piste battute più larghe e levigate, sci più veloci, atleti più preparati fisicamente hanno fatto sì che la velocità di gara aumentasse in maniera consistente, tanto da rendere poco efficaci i passi tradizionali nelle parti pianeggianti dei percorsi.

Alcuni atleti hanno intuito prima degli altri la possibilità di adottare in questi tratti una nuova andatura molto somigliante a quella del pattinaggio. Il finlandese Siitonen fu il primo e il più convinto sostenitore di questo passo. Gli scandinavi, che hanno considerato questa andatura come un sacrilegio perpetrato contro le immutabili (secondo loro) leggi dello sci di fondo, lo hanno definito come Marathon step o passo del corridore di lunghe distanze.

 


Il vero padre di questa tecnica è stato comunque Bill Kock che si era messo in mostra durante la 30 km alle Olimpiadi del 1976 a Seefeld. L'americano si era guadagnato, grazie ai molti allenamenti che aveva dedicato al passo pattinato, un secondo posto dopo un'indimenticabile recupero nella parte finale, dove tutti ricorsero a questa nuova tecnica.

Dopo il 1980 però quasi tutti gli atleti iniziarono ad usare questa andatura, avendo capito a loro spese l'effettiva efficacia. Naturalmente Bill Kock riuscì a vincere la Coppa del mondo nel 1983, ma una volta che tutti si abituarono al nuovo modo di sciare, Kock ebbe difficoltà ad arrivare tra i primi venti nelle gare importanti.

Fu nella primavera del 1984 dopo le Olimpiadi di Sarajevo durante alcune gare della Polar Cup effettuate in Scandinavia che alcuni atleti (Wassberg - Aunli - Swan - Braa) dominarono letteralmente le gare a cui presero parte usando sci preparati solo con paraffina di scorrimento ed adottando su tutto il percorso il passo di pattinaggio eseguito in diversi modi a seconda della pendenza dei tratti di pista. Ora, oltre alla tecnica classica si è inserito anche il pattinato

L’anno successivo la tecnica libera, basata prevalentemente sul passo di pattinaggio, eseguito in diversi modi e senza dover ricorrere alla sciolina di tenuta, ha soppiantato completamente la tecnica classica il cui passo base è l’alternato. Dopo Seefeld c’è stata una spaccatura tra i sostenitori della tecnica libera e quelli della tecnica classica e dovendo accontentare un po' tutti si è arrivati ad un compromesso: è stato infatti stabilito di disputare le gare di coppa del Mondo, Campionati del Mondo ed Olimpiadi, metà con la tecnica classica e metà con la tecnica libera.

Dopo anni dall’applicazione di questa regola e dopo che lo skating è entrato, di diritto, a far parte delle tecniche dello sci di fondo, si può osservare che mediamente i migliori atleti di una specialità sono risultati i migliori anche nell’altra. E' Infatti consigliabile indirizzare uno sciatore, che voglia dedicarsi allo skating, anche verso una preparazione che comprenda l’acquisizione di una certa dimestichezza con i passi tradizionali.

 
La Maratona dei Castelli Medievali


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